Agricoltura Sinergica: incanalare le energie della natura

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A fondare l’agricoltura Sinergica è stata la coltivatrice spagnola Emilia Hazelip, che ha fatto tesoro dei principi e delle pratiche da un lato della Permacultura, dall’altro dell’agricoltura Naturale, a cui dedicheremo un post più in la. Ma la Hazelip face propri anche i metodi agricoli di alcuni popoli nativi, in particolare Maya, Berberi del Nord Africa e aborigeni australiani.
Civiltà pacifiche, che si percepivano in piena armonia con e nella natura e che avevano in comune il rifiuto del principio di sfruttamento della terra in favore di un approccio basato sulla reciprocità.

L’agricoltura Sinergica eredita così la consapevolezza che la terra non è uno strumento nelle mani dell’uomo, un mero “fattore di produzione”: essa va invece lavorata con rispetto dei suoi ritmi e delle sue dinamiche, con amore e con creatività. L’obbiettivo non può essere quello di piegare la natura al nostro volere, ma di accompagnarla e incanalarla nel nostro orto, affinché possa manifestarsi e portare con sé equilibrio, fertilità e biodiversità all’interno del campo coltivato. Se vogliamo realizzare un orto sinergico, dunque, è necessario ricreare alcune di quelle condizioni che si presentano in un suolo “selvaggio” e incolto, che per definizione è fecondo e fortemente biodiversificato. Ecco allora che nel nostro orto troveranno posto piante ortive accanto ad aromatiche e fiori profumati, che pulluleranno di api, farfalle e ogni sorta di insetti. Lucertole e uccelli si sposteranno veloci tra i bancali (le nostre aiuole coltivate ricoperte di paglia) e presto i parassiti e i loro predatori troveranno naturalmente un equilibrio insieme alle nostre coltivazioni, che non ne saranno danneggiate… La chiave di questo naturale equilibrio di cui andiamo in cerca, sono proprio le relazioni tra tutti gli elementi che compongono il nostro orto: noi e il nostro lavoro siamo solo uno tra i tanti ingredienti. Inutile dire che in questa ricerca non c’è posto per scorciatoie “chimiche”, come fertilizzanti e antiparassitari, che agiscono nell’immediato sul sintomo, ma distruggono rapidamente il nostro suolo e la sua popolazione, avvelenano la microfauna e allontanano sempre di più la possibilità di una coltivazione salubre per noi ed il nostro ambiente. C’è una cosa che mi preme ricordare: in questo blog ci dedicheremo perlopiù a condividere saperi ed esperienze su come curare i nostri piccoli orti urbani, ma coltivare in sinergia e più in generale secondo natura, non è un metodo da riservare a orticelli familiari, circoli alternativi e associazioni di fricchettoni! Lavorare la terra dandole l’opportunità di restare in equilibrio, astenendosi dall’imbottirla di chimica, stando attenti al consumo di acqua, senza sfruttare in maniera parassitaria i microelementi del suolo e avendo cura che ciascun elemento giochi il ruolo che la natura gli ha assegnato, è l’unica maniera durevole di coltivare: è la strada per dare un futuro alla nostra agricoltura e alla nostra sicurezza alimentare.

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