Resistenza vegetariana all’economia globale

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Mi chiedono di continuo perché sono vegetariana: ad un pranzo di lavoro, a cena con gli amici, al cenone di Natale in famiglia, a mensa e al ristorante. In realtà nessuno è interessato alla risposta, lo domandano come per un riflesso incondizionato: “Perché non mangi la bistecca?” “Sono vegetariana” “E perché?!!” Quella domanda è più che altro una manifestazione di incredulità, e alla mia risposta al massimo replicano con un distratto: “Nooh! E’ terribile, ma davvero funziona così?  Scusa, intanto mi passi lo spezzatino?” e nel frattempo pensano: “Cheppalle questa che conversa di bestie assassinate proprio mentre portano il secondo!”. Così qualche anno fa ho smesso. Non di essere vegetariana, ma di rispondere, almeno a tavola.

Se volessi rispondere alla fatidica domanda “Perchè sei vegetariana?” avrei bisogno almeno di cinque minuti, per spiegare che io scelgo di essere vegetariana innanzitutto per una ragione eitca: ritengo che i diritti degli animali vengano violati con metodi di allevamento e di esecuzione cruenti e ingiustificati. Le nostre esigenze alimentari, infatti, non prevedono che ogni individuo consumi carni animali mediamente almeno cinque giorni alla settimana (dato italiano); solo il mercato lo prevede, innescando catene di montaggio della morte crudeli e dannose per la salute umana.
Inoltre io semplicemente amo gli animali e per me è impensabile accarezzare il mio cane o il mio gatto sul divano e poi mangiare un coniglio a pranzo: non riesco e non voglio sedermi a tavola senza interrogarmi sulle origini della “cosa” (che non è una “cosa”, come non lo è il mio animale domestico) che ho nel piatto. Io voglio sapere, e quindi scegliere liberamente di mangiare ciò che mi fa sentire bene, innanzitutto con me stessa.

E poi c’è una ragione politica: io sono politicamente vegetariana, perché so che la spropositata quantità di prodotti agricoli (ogni anno 150 milioni di tonnellate solo di cereali) destinati alla folle quantità di animali destinati al macello, potrebbero diversamente arginare la fame di quel miliardo di abitanti del mio pianeta che lottano per la sopravvivenza. So che non ci sarà equità nell’accesso alle risorse alimentari finché noi “ricchi del pianeta” pretenderemo di avere una dieta carnivora, destinando il 30% delle terre emerse non coperte dai ghiacci all’allevamento e la maggior parte dei raccolti di soia e mais al “bestiame” piuttosto che ai nostri simili.

Inoltre ho delle buone ragioni ecologiche per non mangiare animali: penso all’impatto ambientale di allevamento e macellazione in termini di consumo di energia, inquinamento delle acque, emissione di gas serra (18% delle emissioni complessive) in quantità di gran lunga maggiore rispetto alle emissioni dei gas di scarico dei nostri veicoli di trasporto.

A questi motivi con il tempo si sono affiancate nuove consapevolezze sui vantaggi di un’alimentazione vegetariana anche per la salute: proprio quest’anno, nel 2013, uno studio dell’Università di Oxford ha confermato che la dieta vegetariana può ridurre le patologie cardiache del 32%, per non parlare dell’aspetto di prevenzione oncologica. Ma questo aspetto, per quanto mi riguarda, fa parte di una presa di coscienza successiva.

E così…sono vegetariana! Ma…(squillo di trombe…) sono anche un’amante della buona cucina!
Lungi dall’essere smunta e pallida, sono quella che si definisce una buona forchetta: amo cucinare, sperimentare, mangiare in compagnia e se il cibo è un saporito inno alla vita, sento di viverlo nel modo giusto.
Nei prossimi post non mi dilungherò sulle ragioni della scelta vegetariana: è un percorso personale e non mi interessa fare proselitismo.
Proverò invece a fare di questo blog uno spazio in cui parlare di buona cucina vegetariana sia ai vegetariani che agli onnivori, per scoprire che possono sedersi ogni volta che vogliono alla stessa tavola per condividere gustose pietanze, ben oltre l’insalata, a ridotto impatto ambientale e che non implicano la morte di alcun animale.

2 pensieri su “Resistenza vegetariana all’economia globale

  1. Massimo

    Sono finito sul tuo sito per caso, cercavo notizie sui libri di Emilia Hazelip. Ti faccio i complimenti, è molto simpatico inoltre affronti temi con semplicità e leggerezza. In base a quello che scrivi sul perchè essere “vegetariano” credo che siamo molto simili, anche se io all’inizio sono partito da considerazioni mediche: ero affetto da ipertensione, che sto pian piano eliminando grazie ad un approccio diverso alla vita, compreso l’alimentazione appunto. Essendo amante degli animali in generale, non posso che condividere quello che hai scritto: sono le stesso cose che adesso penso anch’io. Da qualche anno ho anche scoperto la natura, ma mi piace pensare che fosse sempre stata dentro di me ed aspettasse solo un pretesto per uscire ….. Seppure ho un piccolissimo giardino (circa 100 mq), questo è il secondo anno che faccio “pasticci” di permacultura, della quale ho già letto praticamente tutti i best sellers !! Però sono un pasticcione, e non applico alla lettera proprio quello che ho letto, ma mi piace sperimentare, a costo di sbagliare. Se può interessare, posso inviarvi una foto dei pasticci che combino in giardino. Nel frattempo ho già messo il tuo indirizzo sui preferiti. Alcuni libri che ho letto: The China study, Permacultura (bill mollison e david holmgren), la rivoluzione del filo di paglia (masanobu fukuoka), introduzione alla permacultura (patrick whitefield), ecc. Ti auguro un buon proseguimento. A proposito: ben vengano ricette vegetariane semplici, visto che in casa sono l’unico “diverso” e quindi qualche volta capita che mi devo arrangiare !!

    1. ecopasticci Autore articolo

      Caro Massimo, grazie per i tuoi apprezzamenti e per la condivisione del tuo percorso! E’ vero: abbiamo molto in comune (anche le letture! ;) ) e anche nel mio caso i pasticci ortolani sono condotti in uno spazio ridotto (circa 300 mq). Apprezzerei molto foto e altri scambi di ricette/esperienze/conoscenze! Buoni pasticci! :)

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